I nostri Centri

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Centro Cura Cheratocono – Cause Sintomi e Terapie Moderne

I nostri Centri sono in Italia a Milano, Torino e prossimamente Roma. Offriamo le terapie più avanzate per il trattamento del cheratocono.

Diagnosi precoce e terapie mirate sono le chiavi necessarie per un buon successo terapeutico e una migliore qualità di vita.

Non lasciare passare il tempo: il cheratocono crea dei danni che non si possono più eliminare. E’ importante fare diagnosi precoce e bloccarlo il prima possibile.

In queste pagine ti spieghiamo quali sono le tecniche più efficaci utilizzate ogni anno su centinaia di pazienti.

Per ogni dubbio scrivici o telefonaci. Ci puoi anche inviare il tuo esame diagnostico per una prima valutazione del piano terapeutico più efficace per Te.

TELEFONO CONTATTI: +390113186318

MILANO – Piazza Fontana 6
TORINO – Corso  Pascoli 5




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Cos’è il cheratocono

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Il cheratocono (KC) é una malattia degenerativa, progressiva, non infiammatoria della cornea: può colpire uno o entrambi gli occhi. E’ una malattia a carattere familiare che colpisce persone giovani in piena attività lavorativa. Ha un’incidenza di una persona su 500.

Cos'è il cheratocono

La cornea è un tessuto trasparente che costituisce la parte anteriore dell’occhio: attraverso questa possiamo vedere l’iride e la pupilla.

cos'è il cheratocono 2
cornea con curvatura normale

Il cheratocono può portare ad un danno della visione anche grave in quanto la progressione della malattia determina una progressiva dilatazione e assottigliamento della cornea che perde la propria forma sferica normale per passare ad una forma di cono.

Cause del cheratocono

Ad oggi le cause del cheratocono non sono ancora note. Diversi ricercatori ammettono una predisposizione genetica in quanto si osserva che circa il 15% delle persone colpite da cheratocono hanno almeno un membro in famiglia con la stessa patologia.

Alcuni studi si sono concentrati sullo squilibrio dell’attività enzimatica all’interno della cornea che risulterebbe essere più vulnerabile al danno ossidativo esercitato dai radicali liberi. Questa vulnerabilità condurrebbe ad una debolezza del tessuto della cornea con conseguente assottigliamento e minore resistenza biomeccanica.

Anche i microtraumatismi provocati da lenti a contatto e l’eye rubbing (sfregamento degli occhi) sono indicati tra i fattori favorenti.

Quando insorge il cheratocono?

Cos'è il cheratoconoIl cheratocono si manifesta nell’adolescenza attorno ai 14 anni, anche se non è rara l’insorgenza in età infantile. Di solito interessa inizialmente un solo occhio e dopo qualche anno anche l’altro. Le forme di cheratocono che colpiscono un solo occhio sono molto rare.

L’evoluzione è molto variabile e imprevedibile, può spontaneamente rallentare, ma non si arresta mai. Non è purtroppo una malattia rara in quanto abbiamo ogni anno 1 caso nuovo ogni 500 persone considerando le forme topografiche, con una leggera preponderanza di soggetti maschili.

Cheratocono e gravidanza

Questo case report è stato pubblicato sulla rivista “Cornea” il 24 giugno 2011.
cos'è il cheratocono 4E’ risaputo che la gravidanza produce dei cambiamenti nei livelli ormonali. Talvolta queste variazioni ormonali possono interessare gli occhi e anche pazienti con cheratocono.

Oculisti turchi hanno identificato 4 casi di donne in gravidanza con cheratocono che mostravano segni di cambiamento nella acuità visiva e della curvatura corneale.

Queste donne non avevano altre malattie o fattori di rischio per il cheratocono per cui i ricercatori hanno concluso che “i cambiamenti ormonali durante il periodo della gravidanza possono interessare negativamente la biomeccanica corneale e la gravidanza può essere un fattore di rischio precedentemente non riconosciuto per la progressione del cheratocono. Per quanto è di nostra conoscenza allo stato attuale questo è il primo studio che dimostra una progressione del cheratocono indotta dalla gravidanza in pazienti senza malattia correlata.”

Per informazioni sulla diagnosi e la cura del cheratocono vai a questa pagina.

Pubblicazioni scientifiche disponibili qui.

Cheratocono: blocchiamolo!

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Cheratocono: blocchiamolo con le terapie più moderne

Cheratocono- blocchiamolo con le terapie più moderne | Dr. Alberto Bellone
Dott. Alberto Bellone, medico oculista

Il cheratocono è una malattia degenerativa della cornea che può essere nel corso degli anni fortemente invalidante. Colpisce una persona su 500, in modo più o meno grave, con un’incidenza maggiore tra giovani, adolescenti e bambini.
Se non diagnosticata tempestivamente o non trattata in modo corretto, può portare al trapianto di cornea. È una patologia altamente invalidante in quanto colpisce pazienti con alta prospettiva di vita e che vedono bene.
Le moderne strategie diagnostico-terapeutiche messe a punto in Italia consentono di diagnosticare la malattia precocemente e di bloccarne l’evoluzione e i conseguenti danni futuri a carico della vista, ma anche della qualità della vita del soggetto.

Dr. Alberto Bellone quali sono i sintomi di questa malattia?
I sintomi possono essere diversi: in genere si manifesta con una graduale perdita della vista, astigmatismo e miopia, aloni notturni e sfregamento agli occhi. La causa della malattia non è ancora chiara, ma pare vi sia una predisposizione genetica (rilevata nel 10-15% dei casi). All’interno del medesimo nucleo familiare questa patologia colpisce a “macchia di leopardo” i vari membri, è di solito bilaterale (85%) e la severità può variare da persona a persona.

Dr. Bellone, perché questa malattia va diagnosticata precocemente?
Il cheratocono colpisce con più frequenza i soggetti giovani, gli adolescenti o i bambini. Colpendo persone in giovane età e quindi con una lunga prospettiva di vita l’impatto sociale di questa malattia è notevole.
Il cheratocono riduce notevolmente la qualità della vita e ha un effetto psicologico pessimo sul paziente. Se le dicessi che lei è affetta da una malattia dalla quale non può guarire, ma che può solo peggiorare con gli anni, come si sentirebbe?
Dobbiamo anche intenderci sul termine “invalidante”: credo che per un paziente giovane iniziare una lunga serie di visite, di occhiali, di lenti a contatto che poi non sono una vera terapia, un peregrinare da vari specialisti che può durare anni fino al trapianto di cornea, sia invalidante perché condiziona la qualità della vita per molti, troppi anni.

E quindi cosa possiamo fare concretamente?
Per prima cosa concentrarci su una diagnosi precoce. Poter diagnosticare un inizio di cheratocono in un occhio di un paziente giovanissimo, magari di 12 anni, ci dà un notevole vantaggio sulla malattia e possiamo evitare che certi danni si instaurino, piuttosto che accontentarci di non farli progredire dopo che sono avvenuti.

Fare diagnosi di cheratocono è difficile? E nei soggetti giovani è più difficile?
Il vantaggio è che la diagnosi può essere fatta in un comune ambulatorio oculistico dotato di un topografo corneale. La cosa più importante è che l’oculista sia addestrato a interpretare correttamente le immagini, soprattutto quando la malattia da i primissimi segni di sé. Come per tutte le diagnosi precoci una strumentazione efficiente ed un operatore preparato posso fare una grande differenza.
Ecco perché è essenziale che i pazienti accedano a centri specializzati nella diagnosi e cura del cheratocono per non incorrere a false interpretazioni diagnostiche e a errati consigli terapeutici.

Quando ci viene diagnosticato il cheratocono qual è la terapia migliore?

Non parlerei di terapia migliore, ma di un insieme di terapie che utilizzate opportunamente possono darci il risultato migliore possibile per il quadro di quel paziente specifico. Dobbiamo usare bene le armi che abbiamo a disposizione.
Il cross linking corneale trans epiteliale mediante iontoforesi è sicuramente una delle armi migliori che abbiamo a disposizione per bloccare il cheratocono.

Il cross linking è una terapia dolorosa?
No, si tratta di una terapia indolore e i tempi del trattamento sono stati notevolmente accorciati grazie al perfezionamento di un metodo di successo già ampiamente in uso.
Si tratta di far assorbire del farmaco, la riboflavina o vitamina B2, all’interno dei tessuti oculari mediante corrente elettrica a basso voltaggio per 5 minuti.
L’utilizzo della corrente elettrica, per la prima volta in un intervento medico, permette di ottenere concentrazioni del farmaco molto elevate all’interno della cornea.
La iontoforesi permette al farmaco di essere assorbito dai tessuti in maniera attiva, cioè seguendo il flusso di corrente che lo trasporta come i vagoni di un treno trasportano la merce. La corrente elettrica lo rende quindi più efficace: l’assorbimento del farmaco diventa molto più rapido ed efficace e i tempi si riducono notevolmente, bastano 5 minuti.
Dopo l’assorbimento si passa alla fase di irraggiamento della cornea con raggi ultravioletti UV per 9 minuti.
La combinazione di riboflavina e raggio ultravioletto (entrambi naturali e reperibili in natura) crea un catena di reazioni all’interno della cornea che portano alla formazione di nuovo collagene corneale che risulta sano e non degenerato come quello della cornea affetta da cheratocono.
Il trattamento cross linking serve a creare una nuova matrice del connettivo corneale che sia più robusta e funzionale di quella della cornea malata.
È un intervento senza controindicazioni, ripetibile, realizzato nell’ambulatorio oculistico. Il risultato che si ottiene è davvero ottimale, tanto che può essere praticata anche sui bambini.

Esistono altre terapie possibili oltre al cross linking e iontoforesi?
Il cross linking è solo una delle carte che il medico oculista ha a disposizione. Ha la funzione di arrestare l’evoluzione della malattia, ma non agisce che in minima parte sul difetto di vista: se un paziente è diventato miope e astigmatico a causa del cheratocono non elimina gli occhiali dopo il cross linking.

Quindi possiamo arrivare ad eliminare gli occhiali in alcuni casi?
Negli ultimi 20 anni si è sviluppata una tecnica chirurgica che consente di far regredire il cheratocono ad uno stadio precedente e quindi di migliorare il difetto di vista fino ad eliminare gli occhiali nei casi più favorevoli.
La tecnica di impianto di anelli intrastromali corneali di Ferrara è ambulatoriale con anestesia di superficie con gocce. Il paziente va a casa subito dopo l’intervento e già il giorno dopo può ricominciare una vita del tutto normale.
L’inserimento degli anelli può essere eseguito con l’ausilio del laser a femtosecondi, che è un laser in grado di tagliare i tessuti trasparenti con una lama di luce guidata da un software che può creare qualsiasi disegno nel tessuto corneale.
Naturalmente l’inserimento di anelli intrastromali corneali deve essere seguito dal trattamento con cross linking. Le due tecniche si potenziano vicendevolmente e danno risultati ottimali quando eseguite da personale altamente specializzato.
L’ultimo nato è il ring da 340° indispensabile per i cheratoconi a capezzolo (nipple), di cui io ho eseguito il primo impianto in Italia. Si tratta di un anello che è quasi completo tranne che per 20° che servono per poterlo inserire nel tunnel corneale eseguito prima col laser a femtosecondi.

Ci sono anche pazienti che hanno forti gradi di miopia o astigmatismo. Per loro non ci sono possibilità allo stato attuale?
E’ stata messa a punto una tecnica molto interessante riservata proprio a quei cheratoconi che si accompagnano a elevata miopia e astigmatismo e sono stabili da molto tempo. In questi casi si impiantano le lenti fachiche ICL che sono delle speciali lenti a contatto intraoculari che non devono essere rimosse e possono svolgere efficacemente la loro attività per tutta la vita.

 

Per maggiori informazioni scrivici un messaggio qui, grazie!

Diagnosi e Cura del Cheratocono

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Il cheratocono è una malattia a carattere familiare che colpisce persone giovani in piena attività lavorativa e può portare ad un danno della visione anche grave.

L’impatto sociale di questa patologia è notevole: i pazienti sono catapultati in un mondo nuovo fatto di lenti a contatto, occhiali, terapie in parte empiriche e con la certezza di un sicuro peggioramento e lo spettro finale del trapianto di cornea.

E’ importante quindi diagnosticarlo il più precocemente possibile e attuare delle terapie moderne che ne blocchino la sua evoluzione.

Già nel 2010 una importante rivista scientifica internazionale “Cataract & Refractive Surgery Today” ha fatto il punto sullo stato dell’arte nel trattamento del cheratocono nel mondo realizzando uno inserto speciale:

Diagnosi e Cura del Cheratocono

Come si legge più avanti i 2 punti fondamentali messi in evidenza nel trattamento del cheratocono sono gli anelli instrastromali, il crosslinking corneale e la corneoplastica.

Diagnosi del Cheratocono

I disturbi della visione per il paziente dipendono dalla forma della superficie della cornea che diventa irregolare.

E’ quindi fondamentale studiare la superficie corneale tramite degli esami specifici: la topografia corneale altitudinale e la pachimetria.

  • La Topografia corneale altitudinale valuta la forma e la qualità della superficie corneale. Un computer fotografa la cornea ed elabora le immagini ottenute creando una mappa a colori che rappresenta le variazioni di pendenza e curvatura della superficie anteriore e soprattutto posteriore, sede di insorgenza della malattia.
  • Pachimetria corneale: è un esame che misura lo spessore della cornea in ogni suo punto. Può essere eseguita a contatto (mediante ultrasuoni) oppure con la topografia altitudinale, in modalità “no-contact” (senza toccare l’occhio).

Cura del Cheratocono

L’approccio più avanzato alla terapia del cheratocono si basa sulle moderne tecnologie terapeutiche che consentono di bloccare e stabilizzare la malattia evitando di giungere al trapianto di cornea.

I trattamenti fondamentali messi in evidenza nel trattamento del cheratocono sono gli anelli instrastromali, il crosslinking corneale mediante iontoforesi e la corneoplastica

1. Protesi intracorneali (Keraring – Anelli intrastromali)

Gli anelli intrastromali hanno la funzione di appiattire la cornea e quindi di far regredire lo stato dello sfiancamento corneale causato dal cheratocono.

2. Cross-linking corneale trans epiteliale semplice o con Iontoforesi

Il trattamento chimico-fisico denomiato cross-linking corneale trans epiteliale produce il rinnovamento delle cellule corneali (cheratociti) che ricominciano a produrre del collagene sano.

L’effetto terapeutico si concretizza nell’aumento dello spessore corneale, nella riduzione dell’ectasia della faccia posteriore con decremento dell’elevazione posteriore.

Il cross-linking può essere semplice o mediante iontoforesi.

– Che cosa è la iontoforesi

La iontoforesi corneale consiste nel trasferimento di molecole, fornite di carica ionica, all’interno dei tessuti da trattare, grazie ad un campo elettrico a bassa intensità. Tra queste molecole sono da annoverare diversi farmaci. La rapidità di passaggio delle molecole ioniche può essere aumentata variando l’intensità di corrente applicata o le caratteristiche della preparazione.

Sfruttando il principio fisico della migrazione ionica da un polo all’altro, vengono preparati specifici farmaci polarizzati contenenti o ioni positivi, o ioni negativi, o entrambi (bipolari). Questi farmaci polarizzati vengono applicati agli elettrodi secondo la loro polarità: ad esempio, se il farmaco è di polarità positiva sarà applicato all’elettrodo positivo, se di polarità negativa all’elettrodo negativo, se bipolare indifferentemente all’uno o all’altro, mentre l’altro polo viene posto su una zona limitrofa al distretto da trattare.

Pertanto applicando l’elettrodo con il farmaco sulla zona da trattare e l’altro ad una distanza massima di circa 10/20 cm, la corrente veicolerà il farmaco all’interno dei tessuti, poiché gli ioni del farmaco stesso migreranno verso il polo opposto fino al completo assorbimento del medicinale.

– Come si effettua la iontoforesi corneale

Nella iontoforesi corneale il trattamento viene effettuato mediante l’applicazione sul paziente di due elettrodi collegati ad un generatore di corrente continua.

L’elettrodo principale (polo negativo) è contenuto in un anello in policarbonato, specifico per uso medicale, che va applicato a suzione sulla cornea da trattare; l’altro elettrodo (polo +) consiste in un “cerottino” (patch) da posizionare sulla fronte del paziente. Il flusso di corrente (a bassa intensità) tra i due elettrodi permette ad una specifica formulazione di riboflavina (RICROLIN®+), appositamente sviluppata per la somministrazione iontoforetica, di penetrare rapidamente nello stroma corneale, attraverso l’epitelio integro (quindi senza disepitelizzazione), garantendo una ottimale imbibizione.

Il flusso di cariche è possibile grazie alla corrente continua erogata da un alimentatore a batterie. L’intensità che viene erogata per la iontoforesi è di 1 mA/min (5 minuti di trattamento, 5 mA totali). La durata del trattamento viene automaticamente monitorata da un adeguato software del programma del generatore. Quando vengono raggiunti i 5 minuti di trattamento, la iontoforesi si interrompe automaticamente. In oftalmologia la iontoforesi è una tecnica ben conosciuta e documentata, e da diversi anni è oggetto di studio e pubblicazioni. Si può infatti fare riferimento alle ricerche di Frucht-Pery et al. sulla somministrazione transcorneale e transcongiuntivale del desametasone o agli studi condotti negli USA dall’azienda Eye-Gate.

La iontoforesi corneale, alla intensità di corrente di 1 mA, è risultata, nell’uomo, completamente innocua per la cornea e le altre strutture sensibili dell’occhio.

Studi sperimentali con applicazione della riboflavina mediante iontoforesi hanno dimostrato la penetrazione di questa molecola nelle cornee animali (in vivo) e nelle cornee umane (ex vivo).

La penetrazione è stata valutata sia direttamente (misurata attraverso la determinazione della concentrazione della riboflavina nello stroma corneale e nell’umor acqueo), che indirettamente (tramite la valutazione biomeccanica dell’incremento della rigidità stromale dopo CXL).

Negli studi di biomeccanica tutte le cornee sono state trattate, successivamente alla imbibizione con iontoforesi, con raggi ultravioletti (UV-A) alla dose di 3 mW/cm2 o di 10 mW/cm2 al fine di valutare l’effetto di differenti intensità di irraggiamento sulla resistenza strutturale dello stroma corneale.

– Evidenze cliniche della iontoforesi corneale

I risultati a medio termine (12-18 mesi) disponibili nella letteratura scientifica (Bikbova et al., Acta Oftalmologica; Vinciguerra et al., JRS; Mastropasqua et al., EUCORNEA e ESCRS Congress 2014) dimostrano come la iontoforesi sia una tecnica efficace nello stabilizzare il cheratocono progressivo (riduzione del Kmax, nessuna variazione dello spessore corneale nel periodo di follow-up) con una moderata attivazione infiammatoria e nessun caso di haze nei pazienti trattati.

– Concentrazione e diffusione della riboflavina ed effetto sulle fibre stromali 

Gli studi effettuati presso l’Università di Tolosa (Malecaze et al., IOVS 2014) hanno valutato, su modello animale, la concentrazione della riboflavina (HPLC), la diffusione/distribuzione della riboflavina (microscopia a due fotoni) e le modificazioni stromali (dimensioni ed andamento delle fibre collagene mediante microscopia a due fotoni, Second Harmonic Generation) dopo CXL standard EPI-OFF versus cross-linking transepiteliale con iontoforesi ed irradiazione UV-A a 10 mW/cm2.

Gli studi hanno dimostrato che, nonostante la concentrazione di riboflavina somministrata mediante iontoforesi sia la metà rispetto al trattamento standard, la sua diffusione risulta ottimale su tutta la cornea (Fig. 3) tanto che l’effetto del CXL sulle fibre stromali è identico a quello della tecnica standard EPI-OFF (Fig. 4).

La quantità di riboflavina somministrata mediante iontoforesi risulta pertanto adeguata per ottenere un efficace cross-linkaggio dei due terzi anteriori dello stroma, simile a quello ottenuto con la tecnica standard EPI-OFF.

– Concentrazione della riboflavina nelle cornee umane

Mastropasqua et al., AJO 2014, hanno effettuato uno studio di cinetica su cornee umane ex vivo per determinare le differenze di concentrazione della riboflavina nello stroma anteriore, intermedio e posteriore dopo 3 differenti procedure di imbibizione (30’ EPI-OFF con RICROLIN; 30’ EPI- ON con RICROLIN TE; 5’ Iontoforesi con RICROLIN+). Le cornee, dopo imbibizione, sono state divise in 3 slices mediante taglio con femtolaser (I: 0-150 micron; II: 151-300 micron; III: letto stro- male residuo, Fig. 5) e successivamente analizzate all’HPLC. I risultati ottenuti (Fig. 6) sono coincidenti con quelli ottenuti da Malecaze su modello animale.

– La quantità di riboflavina somministrata con iontoforesi è adeguata? L’epitelio funge da schermo?

Gli studi di Malecaze su modello animale sono stati confermati da un interessante lavoro sperimentale condotto presso la Fondazione Bietti di Roma (Lombardo et al.). Lo studio ha avuto come obiettivo analizzare la diffusione (scattering) della riboflavina prima e dopo trattamento di CXL transepiteliale con iontoforesi in confronto con il trattamento CXL standard.

La iontoforesi si è dimostrata efficace nel distribuire la riboflavina nello stroma corneale attraverso l’epitelio integro. Dopo illuminazione transepiteliale della cornea con lampada UV-A da 10 mW/cm2 è stato inoltre dimostrato come la quantità di riboflavina stromale sia più che adeguata per avere un efficace cross-linking corneale (Fig. 8).

– La tecnica garantisce una efficace apoptosi dei cheratociti? risulta sicura per l’endotelio?

li studi effettuati presso la Clinica di Oculistica dell’Università degli Studi di Firenze (Mencucci et al.) hanno dimostrato, su cornee umane ex vivo, come il trattamento di CXL mediante iontoforesi corneale + irraggiamen- to UV-A a 10 mW/cm2 determini una efficace apoptosi dei cheratociti nello stroma corneale per almeno 250 micron, superiore a quella che si ottiene con iontoforesi + irraggiamento UV-A a 3 mW/cm2 (Fig. 10). Nessuna cornea mostra segni di fibrosi.

Non è stato evidenziato alcun danno endoteliale e alcuna alterazione delle fibre nervose. Le conclusioni dello studio sono che la iontoforesi corneale applicata al cross-linking può essere considerata una tecnica efficace per migliorare la penetrazione della riboflavina nello stroma corneale e che l’intensità di energia di 10 mW/cm2 risulta sicura per i tessuti irradiati.

3. Corneoplastica

Corneoplastica è un termine coniato di recente che comprende un gruppo di tecniche biomeccaniche e chirurgiche. Esse migliorano l’anatomia corneale, rendendola più simile a quella fisiologica, in modo non invasivo ma piuttosto conservativo.

La Corneoplastica è il trattamento conservativo della cornea recentemente affinato le cui peculiarità sono: la bassa invasività ed il basso rischio, la non preclusione di qualsiasi altra procedura diagnostica o chirurgica e la rapidità di recupero per il paziente.

Vuoi saperne di più? Contattaci!

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Il cheratocono è una malattia degenerativa della cornea. Ma la puoi curare!

Nella maggioranza dei casi è possibile trasformare una malattia evolutiva, potenzialmente grave, in un difetto visivo piccolo e stabile nel tempo.

Senza lenti a contatto rigide né trapianti.

Inoltre se il cheratocono è diagnosticato precocemente si possono evitare molti problemi negli anni a venire! Inviaci un tuo messaggio descrivendo il tuo problema, età, ecc.

Ti risponderà lo specialista, medico oculista, Dott. Alberto Bellone

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